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Cosa fare a Venezia durante la pandemia




Venezia ai tempi della pandemia
Immagini di città vuote, senza tavolini nelle piazze, strade con serrande abbassate e vetrine nude. Siamo ormai abituati a questi scenari, dopo oltre un anno di pandemia. Tuttavia, cercando di guardare il lato positivo, possiamo cogliere questa opportunità per tornare ad esplorare le nostre città. Soprattutto quelle più gettonate dai turisti, le città d’arte: Roma, Firenze, Venezia in primis. Infatti, le lunghe file per entrare in musei e siti culturali sono state eliminate. Così come le attese snervanti nel traffico e le difficoltà nel trovare parcheggio.

Esploriamo le città


Personalmente, ho sempre amato quei periodi dell’anno durante i quali le folle di turisti lasciavano il posto a qualche viaggiatore solitario. Mi tornano in mente i vecchi tempi, quando da giovanissima andavo a studiare nei luoghi della cultura e non avevo difficoltà a trovare biglietti o ingressi liberi. Sono passati poco più di 20 anni eppure tutto è cambiato. L’ultima volta che ho visitato Roma, cogliendo l’occasione per mostrare a mia figlia il centro storico, era aprile 2019. La bellezza sconvolgente della città aveva lasciato il posto ad una folla di sconvolti, una massa informe nella quale ci siamo mescolate senza soluzione di continuità. Da piazza Navona al Pantheon, a Fontana di Trevi, al Quirinale. Un fiume di persone la cui corrente ci trascinava inesorabilmente verso le varie tappe. Sotto il sole già caldo, con effluvi impossibili da dimenticare. La mia città non la riconoscevo più. 

La pandemia come opportunità


Oggi, compatibilmente con le leggi e le restrizioni, si può cogliere l’opportunità per tornare a vivere le nostre città. Liberi dalla massa umana del turismo organizzato selvaggiamente, i siti si offrono a noi nella loro bellezza. Esplorando Venezia, a piedi, con la giusta lentezza, si scoprono dettagli e particolari che per molti anni ci erano stati negati. Molti dicono che per conoscere Venezia bisogna perdersi tra le calli. Dunque io dovrei conoscerla alla perfezione! Quante volte ho girato in una calle, certa che mi avrebbe portato nella giusta direzione quando improvvisamente ha piegato verso il lato opposto. A volte chiudendosi direttamente su un canale, costringendomi a tornare sui miei passi. Perché Venezia è così, è sempre una sorpresa. E non è mai come sembra. E’ volubile e capricciosa come la primavera. Eppure, ogni deviazione, ogni cambio di marcia, ogni errore si sono sempre trasformati in una scoperta: di un campo che non conoscevo, di un palazzo che non avevo mai visto, di uno scorcio che avevo sempre osservato dal punto di vista sbagliato. 


Cosa vedere a Venezia


Quindi cogliamo questa opportunità di visitare Venezia durante la pandemia. Se ci è permesso circolare all’interno della regione, prendiamo un treno e scendiamo alla stazione di S. Lucia. Lì abbiamo due possibilità: possiamo proseguire lungo la via che si apre davanti a noi, verso sinistra. Basterà seguire i passi delle tante persone che scendono dai treni e si immettono in Strada nova per arrivare a Rialto! Oppure scegliamo un percorso più articolato, decidendo di salire sul ponte degli Scalzi e di attraversare il Canal Grande. I nizioleti ci aiuteranno ad arrivare verso Rialto senza perderci. Ma anche da questa parte, le scelte possono essere molteplici! E a seconda del percorso che si prenda, ci si troverà di fronte ad alcuni straordinari luoghi, oppure ad altri. Sarà in ogni caso una scoperta o comunque una piacevole passeggiata. Quello che più amo di Venezia è: ascoltare il suono dei miei passi mentre attraverso un campo isolato; scoprire dietro alte mura giardini meravigliosi; avventurarmi in sottoporteghi bassi e bui certa di trovare una corte sconta; osservare i piccioni che fanno il bagno nelle fontanelle; guardare le originali vetrine delle librerie, piene di testi curiosi e poco noti; annusare nell’aria l’odore del caffè; ascoltare lo sciabordio dell’acqua che colpisce le fondamenta; le ciacole delle signore che si incontrano nelle calli; scommettere con me stessa su come sarà la vera da pozzo del prossimo campo; sentire la luce del sole sulla pelle, mentre respiro aria salmastra.


Questione di luce


Quando studiavo storia dell’arte, continuavo a sentir parlare della luce di Venezia. Di come gli artisti ne fossero affascinati e colpiti. Onestamente, mi chiedevo esattamente come fosse questa luce, senza riuscire a comprendere. La luminosità di Roma era accecante, calda e cristallina al tempo stesso. Si sprigionava in ogni dove,  e pervadeva le strade e le piazze quasi come se fosse emanata dalle pietre stesse. Quando mi trasferii a Firenze, colsi immediatamente la differenza: la luce era ancor più calda e dorata e creava ombre lunghe che formavano contrasti cromatici formidabili sulle facciate dei palazzi. 

Poi lasciai Firenze e mi spostai a Padova, felice di poter essere tanto vicina a Venezia. Appena arrivata, non colsi la magia di quella luce, ancora inebriata dal recente soggiorno fiorentino e dall’esperienza romana. Ma mano a mano che passavano i mesi ed arrivava l’autunno e si affacciava l’inverno, i miei occhi si abituarono ai toni del grigio, alla nebbia che cela come un velo la sfera luminosa senza mai, tuttavia, liberarla. Anche Venezia è soggetta al caigo e trovo che sia particolarmente affascinante nelle serata nebbiose che la rendono ancor più misteriosa. Ma quando il velo si dissolve e la luce si irradia, ecco, quello è il momento in cui meglio si percepiscono le differenze. La luce di Venezia è cristallina, è nitida e definisce i particolari di ogni oggetto. Si riflette nelle acque dei canali che restituiscono al cielo un azzurro ancor più intenso.

Considerazioni

In sostanza, come per altre città, a Venezia non occorre far altro che camminare e godersi tutto ciò che si incontra nel cammino. E questo è perfetto, in un periodo come quello che stiamo vivendo. Infatti, cosa c’è di meglio che passare delle ore all’aria aperta, in solitudine, semplicemente ammirando la bellezza? Naturalmente, qualora i musei e le chiese fossero aperti alle visite, consiglierei di entrare senza esitazione, per poterne godere secondo i nostri ritmi e desideri, senza essere pressati dalle folle che avanzano. E non perderei neanche l’occasione per gustare cicchetti veneziani sorseggiando un Bellini, in uno dei tanti bacari. In questi tempi in cui sempre più rincorriamo desideri costosi e complicati, tentando di fuggire al tempo che ci insegue, prendiamoci un momento per riscoprire la lentezza e la semplicità. Riempiamo i nostri occhi di bellezza, per superare le paure e gli affanni. Quale luogo migliore di Venezia, dunque?
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