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L’Italia nel Patrimonio Mondiale UNESCO

L'Italia nel Patrimonio Mondiale UNESCO
 
Chi non ha mai sentito parlare di Patrimonio Mondiale UNESCO? Oppure della Lista del Patrimonio dell’Umanità? Puntualmente ogni anno, con l’approssimarsi del periodo estivo, si viene a conoscenza della candidatura di un sito italiano ad entrare a far parte del patrimonio UNESCO. E poi, se  tutto va come dovrebbe, si festeggia l’effettivo inserimento.Infatti, il Comitato per il Patrimonio Mondiale si riunisce annualmente per decidere quali nuovi siti potranno aggiungersi alla Lista e quali dovranno ripresentare la loro candidatura oppure escludere del tutto questa possibilità.

 

Ma cos’è esattamente il Patrimonio Mondiale?


Nata nel dopoguerra, l’UNESCO si propone di promuovere la pace e le relazioni tra i popoli attraverso la cultura, la scienza, l’educazione. Negli anni Settanta, a fronte di varie circostanze che avevano messo in pericolo la conservazione di alcuni importanti siti culturali, è stata ratificata la Convenzione per il Patrimonio Mondiale che poi ha istituito la Lista del patrimonio dell’Umanità. Si tratta di un elenco di beni culturali e naturali che possiedono un valore eccezionale ed universale, al punto che se venissero distrutti la perdita non sarebbe esclusivamente per lo Stato che li ospita, ma per l’umanità intera.

 

La Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO

I primi siti sono stati inseriti nella Lista nel 1978 ed il primo sito italiano l’anno successivo: si tratta delle incisioni rupestri della Val Camonica. Ma nei decenni che sono seguiti, il nostro Paese ha visto un numero sempre crescente di beni arricchire l’elenco del Patrimonio Mondiale. Fino ad arrivare al 2019, quando ha raggiunto il record di 55 siti, a pari merito con la Cina e a poca distanza da altri Paesi come la Francia, la Spagna, La Germania. Ma questo dato non suscita certo meraviglia poiché, si sa, l’Italia ospita ben il 60-70% dei beni culturali dell’intero globo!

 

Sfatiamo un mito

La caratteristica principale del nostro patrimonio culturale è la diffusione capillare su tutto il territorio. Le ragioni di questa omogeneità nella presenza di beni di interesse storico artistico, architettonico, urbanistico, vanno ricercate nella storia stessa del nostro Paese e degli Stati che hanno dato infine vita a quello italiano. Tuttavia, l’affermazione che riconduce l’appartenenza del 70% del patrimonio culturale mondiale al nostro Paese non può che essere falsa. Infatti, per poterla sostenere sarebbe necessario, prima di tutto, procedere ad una catalogazione accurata e basata su criteri omogenei di tutto il patrimonio mondiale. E poi, secondariamente, attribuire ad ogni Stato un valore numerico di beni. Come è comprensibile, si tratta di un processo che non è stato neppure avviato.

 

Il Piano di gestione


Certo, l’Italia conta un numero rilevante di siti che fanno parte della Lista del Patrimonio Mondiale. In particolare, negli anni Novanta del secolo scorso e nei primi anni del nuovo, la presenza dei nostri beni nella Lista è aumentata in modo esponenziale. E più in generale, l’UNESCO è stata accusata di offrire una visione eurocentrica del patrimonio culturale che penalizzava i beni degli altri Paesi. DI conseguenza, è stato avviato un processo di revisione che ha portato l’UNESCO alla decisione di porre un limite alle candidature e contemporaneamente di aggiungere al dossier di presentazione un nuovo documento: il piano di gestione. Quindi, tutti i siti aspiranti alla Lista hanno dovuto redigere una sorta di business plan per proporre la propria candidatura. Ed anche i siti già appartenenti alla Lista sono stati obbligati a dotarsi dello stesso strumento.

 

L’Italia nel Patrimonio Mondiale


Tutti i siti italiani si sono adeguati, con i propri tempi, alla richiesta dell’UNESCO ed hanno redatto il piano di gestione che è andato ad aggiungersi ai documenti già presenti nel dossier. Così come ha fatto anche Padova il cui sito “Padova Urbs picta” è stato il candidato italiano per il 2020 e lo sarà anche per il 2021. Infatti, a seguito della pandemia, la riunione del Comitato per il Patrimonio Mondiale è stata rimandata di un anno e finalmente a luglio 2021 sapremo se la candidatura sarà promossa. I segnali sono davvero incoraggianti poiché è notizia di questi giorni che l’ICOMOS abbia espresso parere favorevole alla candidatura patavina. Non ci resta che attendere qualche mese per conoscere il verdetto finale e poter aggiungere il 56° sito italiano!

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